giovedì 8 novembre 2007

AnimAle

AnimĀle

Tu non t’accorgi di niente, non vuoi,
nemmeno quando taccio
nemmeno quando grido, tu
non t’accorgi di niente.

Cosa vedi nei miei occhi distolti,
cosa ti fa pensare ch’io non possa soffrire,
per le mille volte, che lo hai creduto,
altrettante io ne ho sanguinate.

Per il tuo potere autoproclamato
per le tue rivoluzioni in cui m’hai usato,
sono stato presente incolpevole, sacrificato
quelle volte, io t’ho servito, senza servire.

Cosa pensi, che io non faccia parte di niente?
che io possa riscattarmi con la concessione,
che i miei vitali liquidi non lascino macchie,
sbagli! usarmi, perseguitarmi, tenermi, estinguermi.

Se, d’umano ho un po’ di coscienza
questa ha del buono soltanto,
non impartirò infatti alla progenie la vendetta
non insegnerò l’odio e la supponenza tua.
L’onnipotenza di cui ti credi insignito
è la coperta tiepida del tuo letto finale
e quanto rimane dell’inerme mio corpo,
com’è e sarà, per toglier fame alla terra.

Andrea Tebaldi V. 22/10/2007